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Sphagnum
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mwbamwbqSphagnum mwbgmwbwL., 1753 è un mwcagenere che comprende circa 300 mwcqspecie di mwcgmuschi comunemente detti muschi della torba. È l'unico mwcwgenere vivente della mwdafamiglia delle mwdqSphagnaceae.cite-ref-1[1]

Le aree in cui sono presenti sfagni possono immagazzinare acqua e originare di conseguenza le mwewtorbiere, poiché sia le piante viventi che quelle morte possono contenere grandi quantità di acqua all'interno delle loro cellule. Le piante di sfagno possono trattenere un volume di acqua da 16 a 30 volte il loro peso secco, a seconda della specie. Inoltre le cellule aiutano a trattenere l'acqua in condizioni più secche, quindi, lo sfagno può lentamente diffondersi in condizioni più asciutte, formando aree umide più grandicite-ref-2[2]. Queste aree umide (torbiere) forniscono l'habitat per una vasta gamma di piante, tra cui mwgaCarex, e arbusti mwgqericacei, così come mwggorchidee e mwgwpiante carnivorecite-ref-keddy-3-0[3].

Lo sfagno e la mwiqtorba formatasi da esso non sono facilmente demolibili a causa dei mwigcomposti fenolici incorporati nelle mwiwpareti cellulari del muschio. Inoltre, le torbiere, come tutte le zone umide, sviluppano condizioni mwjaanaerobiche del mwjqsuolo che rallentano l'azione decompositrice dei microrganismi aerobici. Lo sfagno inoltre acidifica l'ambiente circostante assumendo mwjgcationi, come quello del mwjwcalcio e mwkamagnesio, e rilasciando mwkqioni di mwkgidrogeno. Nelle giuste condizioni, la torba può accumularsi a una profondità di molti metri creando torbiere stabili. Diverse specie di sfagno hanno limiti di tolleranza diversi per sommersione e mwkwpH, quindi una torbiera può ospitare un certo numero di specie diverse di sfagnocite-ref-4[4].

Contents

Usi
Note

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Descrizione

Le singole piantine di sfagno sono costituite da un fusticino, in cui risultano una zona centrale incolore, il midollo, una intermedia ed una corticale di mwmwcellule morte ad eminente funzione assorbente; l'asse principale e le ramificazioni sono rivestite da minutissime mwnafoglioline, disposte su tre file, quasi scolorite, per la presenza di grandi cellule ialine dette ialocisti, vuote a funzione assorbente, incluse in un fine graticcio di piccolissime cellule verdi, dotate di mwnqprotoplasma e di mwngclorofilla, dette clorocisti.

Sviluppo

Tale struttura determina un vero e proprio tessuto acquifero, per cui i numerosi individui che costituiscono le colonie di sfagni, agiscono come una spugna, assorbendo e trattenendo l'umidità. Con l'invecchiamento, le parti inferiori dei loro piccoli cauli muoiono ed i rami giovani si moltiplicano vegetativamente, dando origine a nuovi individui: così, lentamente ma incessantemente, queste piantine si sviluppano in estensioni sempre maggiori, divenendo torbiere spesso distese per vari chilometri quadrati, come ad esempio in mwogIrlanda e nell'Europa centro-settentrionale.

Riproduzione e ciclo vitale

Lo sfagno, come tutte le altre piante terrestri, presenta mwpqalternanza di generazioni; ma come in tutte le briofite e diversamente dalle piante vascolari, la mwpggenerazione gametofitica (mwpwaploide) è dominante e persistente.

Gli sfagni mostrano sia riproduzione sessuale sia moltiplicazione vegetativa.

I gametofiti hanno una veloce riproduzione asessuata per mwqgframmentazione, producendo gran parte del materiale vivente nelle torbiere. [8]

Nella riproduzione sessuale, le specie possono essere dioiche (ovvero gli mwraanteridi organi riproduttivi maschili e gli mwrqarchegoni organi riproduttivi femminili sono portati da individui differenti) o monoiche (gameti maschili e femminili prodotti dalla stessa pianta in anteridi e archegoni). I gameti maschili, agevolati dall'acqua, raggiungono i gameti femminili contenuti nell'archegonio che rimangono dove sono, attaccati al gametofito femminile. Qui avviene la gamia (fusione di due gameti aploidi a dare uno zigote diploide) e attraverso divisioni mitotiche si sviluppa la generazione sporofitica. Lo sporofito è dipendente dal gametofito ed è relativamente di breve durata. Consiste quasi interamente di una capsula sferica di colore verde brillante che diventa nera a maturità. Le capsule sono sostenute da steli (detti seta) per facilitare la dispersione delle spore, ma a differenza di altri muschi, questi steli sono prodotti dal gametofito materno e sono quindi aploidi. All'interno della capsula avviene la mwrgmeiosi che produce delle spore aploidi che vengono disperse nell'ambiente.

Le spore germinano producendo minuti mwsaprotonemi, inizialmente filamentosi e in seguito tallosi. Poco dopo, il protonema sviluppa delle gemme da cui si differenziano i gametofiti caratteristici, eretti, ramificati con clorocisti e ialocisti (ovvero le "piantine" di sfagno)cite-ref-5[5].

Usi

Per la loro grande capacità di ritenzione idrica, tutte le specie del genere mwtwSphagnum sono adatte alla preparazione di mwuasubstrati, quantunque alcune siano migliori come lo mwuqSphagnum papillosum, lo mwugSphagnum palustre e lo mwuwSphagnum squarrosum.

Lo sfagno essiccato all'aria trova impiego come componente fondamentale nei terricci per la coltivazione di mwvqOrchidaceae, mwvgBromeliaceae, mwvwmwwaPlatycerium e altre mwwqpiante epifite e nel radicamento delle mwwgtalee.

Lo sfagno verde, invece, si utilizza per guarnire i sostegni di piante volubili munite di mwxaradici aeree, appartenenti alla famiglia delle mwxqAraceae; nonché come substrato ottimale della maggior parte delle mwxgpiante carnivore.

Tassonomia

Comprende le seguenti specie (elenco parziale):

Sphagnum apiculatum
Sphagnum auriculatum
Sphagnum balticum
Sphagnum capillifolium
Sphagnum compactum
Sphagnum cuspidatum
Sphagnum cymbifolium
Sphagnum fallax
Sphagnum fuscum
Sphagnum girgensohnii
Sphagnum luteum
Sphagnum majus
Sphagnum molle
Sphagnum papillosum
Sphagnum platyphyllum
Sphagnum riparium
Sphagnum rubellum
Sphagnum russowii
Sphagnum squarrosum
Sphagnum subnitens
Sphagnum subsecundum
Sphagnum warnstorfii

Note

cite-note-11. mwba(mwbqmwbgEN) mwbwmwcaA Synopsis of Sphagnum, su mwcqThe Bryophyte Nomenclator. mwcgURL consultato il 18 marzo 2024.
cite-note-22. mwdgGorham E, mwdwmweaThe development of peatlands, in mweqQuarterly Review of Biology, vol.mweg 32, 1957, pp.mwew 145-66, mwfaDOI:mwfq10.1086/401755.
cite-note-keddy-33. Keddy, P.A. (2010). Wetland Ecology: Principles and Conservation (2nd edition). Cambridge University Press, Cambridge, UK. 497 pp.
cite-note-44. mwhaVitt D. H., Slack N. G., mwhqmwhgNiche diversification of mwhwSphagnum relative to environmental factors in northern Minnesota peatlands, in mwiaCanadian Journal of Botany, vol.mwiq 62, 1984, pp.mwig 1409-30, mwiwDOI:mwja10.1139/b84-192.
cite-note-55. Schofield, W. B. 1985. Introduction to Bryology. Macmillan Publ. Co., N.Y. & London

Voci correlate

• mwkwSfagneto
• mwlqTorba

Altri progetti

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Collegamenti esterni

• citerefsapere-itsfagno, su sapere.it, De Agostini.
• citerefbritannica-com(EN) Sphagnum / peat moss, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• citereffossilworks-org(EN) Sphagnum, su Fossilworks.org.
• citerefgbif(EN) Sphagnum, su gbif.org, Global Biodiversity Information Facility.
• citerefitis(EN) Sphagnum, su ITIS.